02 Uno Strano Cavaliere

Italiano

Mentre le prime luci dell'alba colorano la giornata e le nuvole si vestono di un rosa pallido come ballerine vestiti di un soffice tulle, io mi preparo per andare al lavoro.

- Che sogno strano... - penso mentre faccio colazione - È dal 2011 che non ho più necessità di stirare le camicie, da quando abitavo a Pisa e proponevo le carte di credito di una famosa compagnia finanziaria, dopodiché, le cose erano andate sempre peggio in Italia. -

- Come è cominciato tutto? -

Esistono tanti modi per cominciare un racconto. Potrei cominciare con: “C'era una volta”, ma questo è il modo di raccontare una favola; potrei cominciare con “Correva l'anno...”, ma ciò renderebbe la storia vecchia e troppo distante da chi legge; potrei cominciare raccontando al passato, ma anche questo renderebbe tutto così lontano.

Quello che invece sto raccontando dell'Italia, ha avuto di certo un'inizio, ma sta ancora accadendo e sta avendo un seguito mente racconto e sicuramente tanto altro ancora “ha da venire” perché viviamo in una crisi di portata mondiale di cui pochi conoscono l'origine, i motivi, i responsabili, la data e il luogo di inizio e quel che peggio è che questa crisi è un piano inclinato in discesa innevata infinita, su cui ha cominciato a rotolare una minuscola pallina, crescendo in maniera esponenziale fino a divenir valanga durante la caduta, duplicandosi ad ogni metro, investendo dapprima poche persone come fa una palla da bowling e poi mietendo vittime a frotte e a milioni come una enorme falce che miete il grano.

Mi chiedo come mai nessuno si sta rendendo conto, forse perché quando tutto è cominciato i primi a sentirne le conseguenze della crisi sono stati gli operai del settore edile, ma ora... nel giro di soli due anni, metà delle città hanno affissi manifesti di vendita, affitto o cessione su vetrine nude di negozi, bar, ristoranti e botteghe vuote.

Non voglio raccontare storie di fantasia o di fantascienza e nemmeno quelle di principi o principesse, quello che invece vado a raccontarvi è la storia di persone normali, che vivono vite normali; di persone che si svegliano la mattina presto per andare al lavoro e che tornano a casa tramortite, di persone che prima di uscire devono preparare i figli per mandarli a scuola, di persone che hanno lavorato per anni la cui pensione è una miseria, di persone che guardano l'incasso alla fine della giornata e disperate non sanno come pagare le spese e infine di quelle persone che per tutti questi motivi, vendono, affittano o cedono.Vengo quindi a presentare me e poi una ad una queste persone. Si potrebbe capire che sono io il personaggio principale, ma questo è assolutamente falso. Anche se fossi il personaggio principale, bisogna ricordare il famosissimo scrittore Thomas More, conosciuto anche come Tommaso Moro, il quale, nel suo libro più famoso “Utopia” scrive che il popolo è composto da persone qualunque, villici qualunque e che seppur villici, servi e operai, la loro posizione richiede il massimo rispetto perché essi sono le gambe che sorreggono qualunque Nazione; un re, un parlamento o un dittatore non potrebbero esercitare nessun potere senza un popolo da governare e non avrebbero senso di esistere in quanto essi possono esercitare il loro potere soltanto se hanno un popolo che li sostiene.

Questo vale anche per i personaggi principali poiché se non ci fossero personaggi secondari ad aiutarlo, non potrebbe mai essere il personaggio principale; così come un capo non sarebbe mai capo di nessuno se non avesse qualcuno da comandare e su questo argomento possiamo continuare a fare tanti esempi.

Non sento di essere il personaggio principale, ogni persona è il personaggio principale della sua vita e la vita ha senso solo quando interagisce con la vita di altre persone, ma queste persone sono anch'esse principali delle loro vite e quindi possiamo dire di essere milioni di personaggi principali che interagiscono gli uni con gli altri.

Se tutti sono personaggi principali, ciò significa che nessuno lo è; ordunque, se non sono il personaggio principale chi sono? Uno scrittore? No, uno scrittore potrebbe essere chiamato tale se vendesse tantissime copie dei suoi libri, così come un cantante potrebbe essere chiamato tale se vendesse tanti dischi o tanti biglietti per il suo concerto. Quindi sono un cameriere? No, già fatto. Sono uno scaffalista? Fatto. Un impiegato? Fatto. Un barman? Fatto. Un rappresentante? Fatto. Un promotore? Fatto. Un receptionist? Fatto. Un deejay? Fatto. Un tecnico suono? Fatto. Il direttore di scena di un palcoscenico? Fatto. Un impiegato di un famosa catena di panini? Fatto. Un confezionatore di plichi da spedire per il mondo? Fatto... Allora chi sono?

Ero uno dei tanti disoccupati nel 2014 che a trentotto anni e con un diploma speciale di Tecnico della gestione aziendale che prevede il nomale corso di ragioneria dal lunedì al venerdì e insegnanti esperti provenienti dalle migliori aziende il sabato; da vent'anni trova lavoro dopo aver consegnato migliaia di curriculum ricevendo un contratto a tempo determinato annuale, finito il quale deve ricominciare ad andare in giro a consegnare curriculum per trovare l'ennesimo contratto a tempo determinato; nonostante abbia accumulato tanta di quella esperienza da riempire un curriculum riassuntivo di cinque pagine diviso in cinque versioni a seconda del tipo di lavoro per il quale di volta in volta consegna il curriculum.

E così, mentre consegnavo, ho visto ragazzi andar via dall'Italia, negozi e attività chiudere, persone perdere il lavoro, persone che si arrabattano a fare di tutto, chi è costretto a cedere tutto e persino chi vende ogni cosa finanche a vendere se stesso.

Intorno a me osservavo, alcune conoscenze e i negozi sotto casa: assistenza computer e stampanti, intimo, fiori, casalinghi, “Tutto a un euro” e persino un call center.

Avevo appena finito di consegnare il mio ultimo curriculum in Italia e alla mia sinistra si susseguivano case, tabaccai, benzinai e qualche bar; mentre alla mia destra la metà dei negozi erano completamente vuoti. Procedo il mio percorso per arrivare all'incrocio del tribunale, per svoltare a sinistra e ritrovarmi su un'altra via principale e passando davanti all'ufficio postale, vedo la fila per pagare una nuova tassa anticipata sulla casa.

Svoltavo a sempre destra per andare al negozio di Gianni a comprare alcuni vasi per le mie piantine in vista della primavera che sta avanzando, parcheggio la bici, e mi avvio verso questo graziosissimo locale con due vetrine. Arrivato al negozio di Gianni e rimango un'attimo impietrito quando vedo che le luci sono stranamente spente, le vetrine sono scarne e sulla vetrina principale si impone maestosa la scritta bianca contornata di nero con sfondo giallo che recita la parola “cedesi” seguita dai numeri di telefono.

“Buongiorno Gianni!” esordisco entrando frettoloso e preoccupato.

“Ciao Antonio!” risponde con aria triste e malinconica con una sorta di pianto strozzato di chi ha pianto più lacrime di quelle che normalmente possiede chiunque.

[Continua...]

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