Uno Strano Cavaliere 03

Italiano

Arrivato al negozio di Gianni e rimango un'attimo impietrito quando vedo che le luci sono stranamente spente, le vetrine sono scarne e sulla vetrina principale si impone maestosa la scritta bianca contornata di nero con sfondo giallo che recita la parola “cedesi” seguita dai numeri di telefono.

“Buongiorno Gianni!” esordisco entrando frettoloso e preoccupato.

“Ciao Antonio!” risponde con aria triste e malinconica con una sorta di pianto strozzato di chi ha pianto più lacrime di quelle che normalmente possiede chiunque.

“Cosa succede? Chiudi anche tu?”

Con sguardo perso e nel vuoto e senza guardarmi negli occhi risponde: “Che altro posso fare? Ho calcolato che qui ogni giorno spendo centocinquanta euro e non ho impiegati!”

“Stai scherzando?”

“No, assolutamente no!”

“Ma così tanto paghi per l'affitto?”

“No Antonio, non c'entra nulla l'affitto, magari pagassi solo quello! E' che hanno aumentato l'IVA e le tasse e io non ce la faccio più... Ogni giorno c'è qualche cosa da pagare... un mese fa per esempio è passato il vigile per misurare quanto è grande l'insegna perché c'è una nuova tassa dove paghi a seconda della grandezza dell'insegna... TI RENDI CONTO? Sto aprendo tutti i giorni solo per le tasse e non guadagno nulla!”

Lo guardo con aria interrogativa e domando: “E cosa farai?”

Gianni mi guarda negli occhi “Farò come tutti gli altri di questa strada, vendo e me ne vado a fanculo con mia moglie e mia figlia in qualche altro paese perché l'Italia è diventata invivibile!” poi prosegue incalzando: “Voglio per mia figlia un futuro diverso dal mio! Un futuro dove ogni tanto ricevi anche qualche cosa e non dove devi solo pagare tasse e basta senza ricevere nessun servizio... Guarda la strada la fuori! Quante buche ci sono? Ti pare normale?”

Non posso far altro che annuire tirando un sospiro che non è di sollievo ma di sconforto e Gianni prosegue: “Hai visto che ha chiuso anche il negozio qui di fronte che vendeva tutto a un euro?”

“Si ho visto, gli avevo parlato nemmeno quattro mesi fa e mi aveva confidato che avrebbe chiuso a breve per il tuo stesso motivo!”

Gianni sfiduciato e sconfortato: “Il comune rimane con le mani in mano e non muove un dito! A proposito, come è andato il tuo progetto? Scommetto che l'hanno rifiutato vero?”

Ora sono io e a non riuscire a guardare Gianni rispondendogli: “Purtroppo sì Gianni! Purtroppo sì! Mi hanno detto che servivano almeno cento anni per la realizzazione e quando ho detto che si poteva cominciare, almeno così ce ne sarebbero voluti solo novantanove, mi hanno comunque dato comunque il due di picche! Ho provato anche a contattare tutti i tipi di nuovi movimenti da quello della zona franca fino al meet-up del movimento cinque stelle, ma non mi ha risposto nessuno!”

“Te lo avevo detto che avresti perso solo tempo!”

 

 

Quanto tempo è passato! Attualmente abito in Inghilterra e la giacchetta che usavo all'epoca per stare in casa non c'è l'ho più.

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