Comunicazione nuova, ma senza sentimenti

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Qualcuno dice che questa sia l'era della comunicazione e tutti parlano e scrivono. È un'epoca di social in cui si condivide un pensiero, una immagine, un video e qualcuno condivide anche poesie. In molti condividono senza nemmeno capire il senso di ciò che condividono e così capita da leggere citazioni di gradi personaggi sulle bacheche di chi non ha mai aperto un libro scritto dall'autore di cui sta parlando e quasi sicuramente non sa nemmeno chi è e cosa ha fatto e c'è anche chi si spinge oltre condividendo poesie con corpi nudi che non hanno nessunissima connessione tra loro.

In questo caos si fa avanti un numero sempre crescente di esperti comunicazione e marketing che insegnano come condividere sempre più, come imporsi, come urlare più degli altri e in questo sbraitare continuo come una sorta di gara a chi urla di più, questi personaggi vengono ritenuti guru del marketing e spuntano all'improvviso come i funghi con i loro vari adepti (o meglio zombie e marionette plasmabili) riproponendo cose vecchie di almeno 50 o addirittura 100 anni fa in versione riadattata, più aggressiva e meno sensibile.

Beato il silenzio, perché questi miti, leggende e guru, nella maggior parte dei casi sono falsi, non insegnano altro che a urlare e sbraitare con l'unico scopo della affermazione personale o del guadagno a qualunque costo.

L'affermazione e il guadagno, secondo i nostri modelli culturali ed economici basati sull'affermazione dell'io egoista e sul capitalismo sfrenato, funzionano solo a scapito di altre persone: sei famoso solo se altri non lo sono, guadagni solo se altri 100 non lo fanno e sei ricco solo quando ci sono 1000 famiglie che non arrivano a fine mese.

Quando ho cominciato a scrivere, non l'ho fatto per guadagnare e diventare ricco o far diventare ricco qualcuno a discapito di altri o per far diventare ancora più ricco chi già lo è a discapito di altre 1000 famiglie come tutti i presenti geni e guru del marketing, ma l'ho fatto per portare un messaggio ai mille che non arrivano a fine mese e impegnandomi affinché il mio messaggio arrivi con più forza a quell'unica persona che si arricchisce impoverendo mille famiglie e lo faccia diventar sensibile a questo.

Impresa folle la mia? Può essere! In effetti non ci ho mai guadagnato assolutamente nulla, anzi ci ho anche perso soldi, tempo e salute, mentre i maestri del marketing e della comunicazione vengono pagati milioni per avvelenare le menti delle persone con falsità cucite su bugie ripiene di indicibili abomini di maleodorante e incerta provenienza di cui la gente si nutre diventando sempre più insensibile, bastarda e cattiva.

Una volta la comunicazione era strategia, pensare e pianificare, e prima di scrivere e dire qualunque cosa, bisognava fermarsi a riflettere se poteva far male a qualcuno. Ora invece si dicono frasi tipo: "ti voglio bene", "sei speciale per me", "sei molto importante", "tra me e te ci può essere di più di una amicizia" e persino "ti amo" con la stessa leggerezza con cui si dice: "passami un bicchiere di acqua" senza nemmeno il "per favore" iniziale, perché la comunicazione che i grandi illuminati e guru del marketing è questo che insegna: a dire balle che siano le più grosse possibili e fregarsene senza assumersi nessunissima responsabilità per quello che si dice.

Io credo che quando si parla, bisognerebbe mettere un filtro tra il cervello e la bocca, soprattutto se si parla di sentimenti. Certe frasi dovrebbero essere ritenute importanti e non un passatempo.

Ma la comunicazione è talmente distorta che persino le persone che aggiungi su Facebook si chiamano amici, le stesse persone che nella vita normale chiameresti conoscenti o al massimo compagni e il concetto stesso di amico, cioè quello con cui ti confidi, scambi esperienze e vai a prendere una birra insieme, va a farsi benedire; le guerre vengono chiamate missioni di pace, non si capisce più cosa è la pace e la guerra e ogni giorno muoiono almeno 10 bambini sotto le bombe; in migliaia di genitori si scandalizzano per un abito scosciato e per mesi e mesi si apre in dibantinto infinito chiedendosi se la ragazza o la modella che indossava l'abito portava le mutandine o no, mentre Rocco Siffredi fa lezioni di porno indisturbato in seconda serata su un canale accessibile a chiunque e si calcola che ormai una persona su due fa la camgirl proprio accanto alla camera di quei genitori che dibattono e criticano se la modella aveva le mutande o no. (una su due, quindi scherzando potrei dire che visto che non sono io, sei tu che stai leggendo!... Su di la verità! A che ora è il tuo prossimo spettacolo in cui la mostri al mondo? hahaha! scherzo!)

D'altronde si sa, il virtuale non è reale no? Quindi è meno colpevole chi si mostra nudo a mezzo mondo di chi fa sesso reale solo con il vicino di casa chiamandolo amico... Forse nella vita reale una persona che si mostra in cam a mezzo mondo è una brava persona... Ma virtualmente è una grandissima.... E non mi vengono le parole perché sono talmente confuso che non so più nemmeno io.

Stiamo talmente tutti confusi e svalvolati che ormai diciamo cose a casaccio senza badarci e per dimostrare quello che sto dicendo vi riporto una domanda idiota che ricevo in continuazione da chiunque, indifferentemente da laureati e non e che sto cominciando a odiare, ovvero: "E quindi che ci fai qui?" la cui risposta è: "ma perché? Sta scritto da qualche parte che io non posso venire? O che è vietato il mio ingresso?"

Esempio? Ok. Supponiamo qualche conversazione tipica. Quindi con l'aiuto di internet scelgo un nome tipico siciliano, uno sardo e uno calabrese; rispettivamente: Calogero, Gavino e Italo

Io: ciao, piace sono Antonio!

Calogero: piacere sono Calogero!

Io: immagino sei siciliano?

Calogero: si di Trapani e tu?

Io: io sono di Capri!

Calogero: bellissimo! E che ci fai qui?

Io: (non rispondo ovviamente la prima volta!)

 

Io: ciao, piacere sono Antonio!

Gavino: piacere sono Gavino!

Io: immagino sei sardo?

Gavino: si di Cagliari e tu?

Io: io sono di Capri!

Gavino: bellissimo! E che ci fai qui?

Io: (non rispondo nemmeno la seconda volta... ma lui incalza!)

Gavino: voglio dire... è un posto così bello, perché tu stai qua?

Io: ma perché la Sardegna fa schifo? (ovviamente no!)

 

Io: ciao, piacere sono Antonio!

Italo: piacere sono Italo!

Io: di dove sei?

Italo: Di Reggio Calabria e tu?

Io: io sono di Capri!

Italo: bellissimo! E che ci fai qui?

(alla milionesima volta, mi sono leggermente annoiato di una domanda idiota alla quale nessuno al mondo avrebbe una risposta sensata da dare! Quindi...)

Io: devi sapere che in realtà sono stato il compagno di stanza del cugino del nipote del fratello del padre di chi ha scritto il personaggio di Ryoga

Italo: non ho capito scusa!

Io: come no? Ryoga! Dai non lo conosci? Che scuola hai fatto?

Italo: l'Università e un master in comunicazione e marketing, ho studiato quasi vent'anni!

Io: Se tien a cap è merd, pe forz c'è mis vint'ann!

Italo: Eh? Non ho capito scusa!

Io: No niente, dicevo che deve essere una esperienza dura, ma evidentemente hai avuto anche una adolescenza di... ehm molto dura visto che non conosci Ryoga... Dai proprio non conosci Ryoga? Il personaggio della serie di Ranma 1/2 che si perde perfino a casa sua?

Italo: e che c'entra con te?

Io: ho lo stesso difetto: esattamente come Ryoga che per andare dal bagno alla cucina di casa sua gira mezza Cina per un anno intero, io un anno e mezzo fa ho preso per puro caso l'aereo che credevo portasse alla cucina di casa mia ma invece mi sono ritrovato in Inghilterra e da un anno e mezzo non riesco a trovare la cucina di casa mia... Credimi l'ho cercata ovunque, ma proprio non la trovo!

 

Alla fine conviene dire una stronzata alla quale le persone crederanno di più, perché se gli dici la verità non ti credono.... Quindi tornerò a guardare i cartoni animati per trovare altre risposte plausibili a domande assurde! O no? Sempre meglio che rispondere "Che Cristo di domanda è?" o "sei coglione!"

Ryoga si perde - Ranma 1/2 Fandub ITA

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