E sul mio letto lei

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Avevo afferrato il mio portatile e avevo premuto il tasto di accensione, quando ad un tratto... "Sono stanca!" aveva detto lei sedendosi sui mio letto ed io l' avevo guardata rispondendo: "Perché non ti stendi un po', così ti riposi!" Non era la prima volta che glielo consigliavo e anche questa volta mi aspettavo un no perché mi guardava con aria interrogativa come aveva sempre fatto.

Avevo aggiunto al mio consiglio, ancora una volta: "Lo sai che con me puoi stare tranquillissima… Non mi permetterei mai di far qualche cosa ad una donna se non vuole anche lei... Non è il mio stile e credo che questa regola dovrebbe valere per tutti gli uomini!"

"E va bene, adesso mi stendo!" e a quel punto ero io a guardarla con aria interrogativa mentre toglieva le scarpe ed imbambolato la guardavo adagiarsi sul letto, sul mio letto, sul mio copriletto e lei mi aveva domandato: "Perché mi guardi cosi?"

"Così come?"

"Come un uomo innamorato!"

"Non sono innamorato, anche perché sarebbe impossibile in un tempo così breve, sono invece meravigliato, affascinato, incantato dalla tua bellezza!" Aveva sorriso, poi si era coperta con il pareo bordeaux su cui ci sono le tartarughe disegnate in bianco che uso per adornare il letto con più fantasia, poi si era girata a pancia in giù, con la testa sul cuscino rivolta a sinistra, con la gamba sinistra piegata sul fianco ed una delle tartarughe era finita proprio sul fondoschiena.

Non avevo resistito e avevo detto: "Che bella tartaruga!"

"Perché? Ti piacciono le tartarughe?"

"In questo preciso momento mi piacciono veramente tanto! Una in particolare..." Continuava a chiedere dov'era questa tartaruga che tanto mi piaceva ed io avevo deciso di troncare il discorso con un "Lascia perdere!"

Non aveva capito nulla ed io ero tornato a scrivere sul mio portatile ma di tanto in tanto i miei occhi tornavano a guardarla, ad ammirare le curve che aveva assunto il pareo seguendo e delineando le sue curve; come un'onda del mare che ricopre uno scoglio per rubarne i contorni e assumerne le forme, anche quella stoffa sembrava rubare le sue forme come un vento che soffia piano fin quasi a divenir forma di carezza avvolgente.

Meravigliato per la più bella creatura che la natura abbia inventato, sapevo che da qualche parte c'era una persona che poteva accarezzare tutto quello splendore lentamente, scivolando sulla pelle ed esplorando millimetro per millimetro quel mondo fatto di montagne, valli, grotte ed anfratti; che poteva farlo tutte le volte che avrebbe voluto; che avrebbe potuto godersi quel paradiso per ore ed ore intere rubando ancor ore ai minuti per farli divenir ore e ancor ore, senza sosta e che invece si limitava soltanto ad un bacetto e una singola ciliegina della torta che consisteva in dieci minuti massimo di sudore.

Io lì invece vedevo una torta intera, fatta di pan di spagna, ripiena di crema con pezzetti di fragole, ricoperta di tanta panna e numerose ciliegine e frutta di ogni tipo che io avrei mangiato con calma godendomi ogni piccolo pezzo di pan di spagna, ogni singola morbidezza della panna, ogni singola goccia della crema ed ogni singola cellula delle varie ciliegie. Io starei lì per ore ed ore ed ancor ore sensa esser mai sazio e se son mille ne vorrei altre mille e mille volte mille ed ancor mille, ingordo di un ingordigia che si alimenta mangiando e più si mangia più diven ingorda ed affamata.

Sussurrerei come la terra sussurra alla luna, soffierei come un tiepido venticello estivo e come la risacca del mare che carezza il bagnasciuga e gli scogli alternando movimenti lenti e veloci, muoverei le mie mani alla ricerca della di lei estasi, fino ad arrivare al picco ma senza superarlo mi interromperei per trasformarmi in musica.

I miei baci a scandire il tempo percuotendo e vibrando sul corpo come se fosse la membrana di un tamburo, le mie mani ad accarezzare, vibrare e sfregare come l'archetto sulle corde del violino, il mio alito a soffiare teneri sibili come un flauto e la mia lingua a dirigere per ascoltar il di lei concerto.

Peccato che non si può perché quando aveva riaperto gli occhi mi ero avvicinato per una carezza e lei mi aveva fermato dicendo che non ero il suo tipo e che tra noi non poteva mai esserci nulla più di una amicizia.